Now what?!

  Avete presente quella scena di Finding Nemo, quella in cui i pesci dell’acquario riescono finalmente a realizzare il piano di una vita, uscire in strada e gettarsi nell’Oceano e lì, dentro i loro piccoli sacchettini di plastica, cominciano a guardarsi l’un l’altro chiedendosi che fare?
Ecco, temo rappresenti pienamente lo stato d’animo di quasi ogni universitario nello stadio finale. Compresa la sottoscritta.
Sottoscritta, tra l’altro, con un mal di schiena fisso da una settimana, causa seduta pressoché costante davanti al pc per scrivere la tesi. Ma come fanno le segretarie? Io dovrò ricorrere a breve a quei cerottoni da anziana signora con sciatica…
Now what?
Forse la risposta è nelle miriadi di progetti che colleziono. O forse, come per l’università,  sarà una scelta totalmente casuale. Proposte di lavoro, sogni, certezze, si accavallano nella mia testa, mentre scrivo di quanti morti quel simpatico micobatterio tubercolare miete l’anno, quanti target per impedirlo e quanto possa effettivamente servire uno degli inibitori della mia proteina, zampetta n°1 (Zmp1 e, sì, ho dato un soprannome alla mia proteina).
Ironia della sorte, mentre la campagna anti-vaccini dilaga sulla base di… boh, il nulla cosmico di conoscenza millantata.
Voglio andare all’estero, voglio una carriera, voglio una famiglia, voglio imparare nuove lingue, voglio sentirmi realizzata in ciò che faccio, voglio tornare a casa stanca morta, ma soddisfatta.
Possono i sogni diventare realtà? Chiedo troppo?
Sì, ho decisamente bisogno di una vacanza.

Tra una pedalata ed un “wtf?!”

 Arriva il momento (spesso e volentieri) nella vita di ogni donna in cui ci si guarda allo specchio e…
“Mh… devofarequalcosaaltrimentimicadràilculo!”
Così, dopo aver fatto ben due bucati, lavato a mano una quantità di vestiti estivi che, ahimè, sembra proprio non debbano servirmi più, steso, stirato, .. Dov’ero rimasta? Ah sì.
Ho riesumato dall’armadio un paio di pantaloncini, reggiseno sportivo, canottierina dei pirati, felpa dell’Everlast.
Pronta.
Apro la porta e.. Diluvia.
Ovvio, pare ovvio.
MA io ho il tapiro (=tapis roulant).
Scendi, ciapa il pesante attrezzo dall’angolo e convincilo con movimenti poco appropriati a spostarsi.
Non si accende.
“Ma come, è morto il tapiro?”
sorella: “È più di un mese che è deceduto, ormai…”
 
Ciò denota quanto io ami correre in genere.
Datemi una piscina e non faticherei a stare in forma.
A questo punto, cosa resta quando piove, il tapiro decide di morire e devifarequalcosaperchéormaiseivestitadasport?
Resta lei.
Lo strumento più amato dalle casalinghe mature.
La cyclette.
Davanti alla tv ovvio. Da vecchia dentro, proprio.
Insomma, se fai una cosa, la fai bene.
Ho messo su Mtv, “che così ci sono le canzoni”.
Si vede che non guardo spesso la tv, vero?
Innanzitutto è partito un meraviglioso programma didattico. 16 anni e incinta. Anche se, in realtà era più un “16 anni in cinta, il ritorno” perché raccontavano di come si fossero evolute le cose per le teenmom “più famose della serie”.
E tra un matrimonio con divorzio due anni dopo, una partenza per il militare, bambini di un anno, lacrime lacrime e lacrime.
Seguito da FriendZone il programma che permette di “uscire allo scoperto”, con il/la proprio/a migliore amico/a. Il primo tizio un fiasco totale, il secondo un successo stravolgente. Non ci sono più le mezze misure, pare.
Ma vogliamo parlare delle infinite pubblicità?!
Devo ammetterlo, tra queste ci sono delle vere perle.
Come i Servizi in abbonamento.
Nel giro di cinque minuti…
Manda un sms con FIGLI spazio TUO NOME e scopri subito quanti figli avrai
Prego?
E col Servizio in Abbonamento, che ti mandano? Il nome, il colore degli occhi, che università frequenterà?!
Chissà quando la persona dei tuoi sogni ti sposerà.
Se è dotato di buon senso mai. Fuggi personadeituoisogni, fuggi.
Manda un sms con TUO NOME spazio NOME DEL TUO AMORE. Il servizio funziona anche se non siete ancora fidanzati!
Ma pensa, ero convinta andassero a controllare.
Continuerò a non guardare la tv.

Il giorno libero

 In qualche parte d’Italia, alle 6.30 del mattino, un uomo si sveglia per telefonare alla sua fidanzata/amica/amante/? e scusarsi con lei per ciò che è successo la notte prima. E sa che dovrà lottare contro il proprio nervosismo per digitare correttamente il numero sulla tastiera.
 In un paesello sperduto tra i campi, alle 6.30 del mattino, la julz viene svegliata bruscamente da una telefonata e, imprecando, dopo sole due ore di sonno, investe il gatto per andare a rispondere al telefono nella stanza accanto, E sa che dovrà lottare contro il proprio rincoglionimento mattutino per comprendere che diamine le sta dicendo l’uomo al telefono, ma soprattutto per fargli capire che ha sbagliato numero.
Ora, non importa se tu hai combinato un casino e se non sei riuscito a chiudere occhio. La cosa veramente importante è che ti impari sto benedetto numero di telefono e mi lasci dormire.
Roar.

Par apparì, bison suffrì

 Ovvero, “Per apparire, bisogna soffrire”.
E quanto è vero?
Ma, soprattutto, perché lo facciamo faccio?
Avevo un’arcata dentale perfetta. Con i suoi bei soldatini in armatura bianca in riga, pronti ad affrontare qualsiasi cosa avessi deciso di mordicchiare. Dalle Bic (lo so, non è una cosa molto fine), alle unghie (il panico, signori, e le mie mani subiscono), ai bastoncini di liquirizia, le caramelle, food più o meno junk. Insomma, tutto. Tagliavo perfettamente anche lo scotch.
Finché non ho messo su Giudizio. E mettendo su Giudizio, si sa, Bellezza passa in secondo piano.
Infatti quei maledetti denti hanno scombinato un po’ l’assetto militaristico delle mie due arcate, spintonando i soldatini che sono andati a cozzare lievemente l’uno contro l’altro.
Nessun problema, finché non mi è venuta la fissa, seguita dalla malsana idea di far controllare la situazione da un’Ortodonzista.
Vanità di vanità.
Ovviamente lei, professionale, aveva la soluzione pronta.
E fatti prendere ste due impronte, no?
Arriviamo quindi ad oggi, un mese dopo aver rischiato il soffocamento dall’alginato che mi ha piazzato in bocca per le impronte.
Sono arrivate loro. Le mascherine.
Trasparenti come gocce d’acqua.
Avete presente i gusci per gli smartphone? Le cover dei vecchi Nokia 3310?
Ecco, il funzionamento è quello.
Solo che non sono perfettamente sagomate sulla mia arcata dentale, ma leggermente spostate.
Così, anche i denti si muovono di conseguenza, ritrovando il loro naturale equilibrio, senza lo yogurt della Marcuzzi.
In compenso fanno un male cane.
La tentazione iniziale era quella di staccarmele e darle in pasto ai pesci. Solo che non c’è il mare.
La seconda idea è stata quella di trovare un metodo per staccarmi tutti i denti e appoggiarli sul comodino, come se avessi la dentiera.
Per giunta, all’inizio parlavo come Paperino. Adesso parlo perfettamente.
Forse ho addirittura migliorato la mia pronuncia dell’inglese.
God save me from my teeth vanity!

L’inganno del Francese

Non sono razzista, o meglio nazionalista. Non odio i francesi. Non odio il Francese. Si chiama ironia.
 
 Non sapendo parlare assolutamente questa lingua, eccezion fatta per Voulez vous paté avec moi (la pubblicità mi ha rovinato la vita), Vie en rose e Oui je suis Catherine Deneuve, ho sempre pensato che il Francese fosse molto romantico.
D’altronde da un banale “Vuoi scopare con me, stanotte” ad un “Voulez vous coucher avec moi, ce soir”, ne passa.
Orbene, mi sono ricreduta.
È successo tutto mentre stavo distrattamente ascoltando la famosa canzone-amplesso del 1969, Je t’aime… moi non plus.
Ecco, moi non plus.
Soffermiamoci un attimo su questa espressione dal suono dolce e soffuso. Sembra quasi una carezza.
Eppure qualcosa non torna.
Così, l’ho googlato (internet illimitato poteeere).
Ed ho scoperto che questa frase dolce dolce, vuol dire… Io no. Io nemmeno.
Tu cosa?!
Sì, lui no, nemmeno lui.
Personalmente gli avrei tirato una padellata sui denti.
Ma Brigitte Bardot (prima) e Jane Birkin (poi), no, loro continuano a gemere. E a dire che lo amano.
Sarà un caso, mi sono detta. D’altronde la canzone era una provocazione e l’uomo non crede alle suadenti parole della partner.
Così mi sono documentata.
Moi aussi je m’aime.
Altra frase bellissima che suona come un cantico delle creature.
E significa Sì, anch’io mi amo.
Parliamone: perché le frasi più dolci e soavi, sono tanto infingarde?
Perché un semplice anch’io (moi aussi) suona di una banalità estrema (della serie, “Massì, lasci pure, anche due etti van bene”), mentre una coltellata al petto come non ti amo (Je ne vous aime pas) è come un fiorellino delicato?
Insomma, per farla breve, ho imparato che il Francese è la lingua perfetta quando vuoi mandare ai freschi qualcuno, ma con estrema grazia e nobiltà.
Dannazione. Ecco che fa una r arrotata.
 
.. aspetto eventuali smentite da madrelingua/studenti di Francese.. illuminatemi..

Perché io sono così

 Sorrido.
C’è sempre un motivo, d’altronde, basta volerlo cercare.
Ed è vero, sono un po’ una bisbetica indomata, nervosa, sclerotica, logorroica.  Posso persino essere più acida di un limone spremuto, paranoica e stressante. Sì, anche piuttosto egocentrica.
Ho fatto tanti e ancora tanti errori nella mia vita, di cui molti reiterati e ripetuti. Sono sicura che qualcuno ha anche sofferto davvero a causa mia. Per alcuni di loro mi spiace meno di altri, dopotutto non ho mai aspirato alla santità.
Ma non ho mai dato la colpa a qualcuno, se non a me stessa.
Né ho mai nascosto la polvere sotto il tappeto. Non ho finto di essere perfetta.
E non ho mai fatto niente a metà. Mi sono sempre buttata a capofitto in ogni situazione e, anche se questo atteggiamento mi ha portato un sacco di magagne, non è qualcosa di cui posso fare a meno.
Arrivata a questo punto, non credo di potermi cambiare. Tanto meno di volerlo fare.
Mi ci è voluto quasi un quarto di secolo per capirlo, un quarto di secolo con tutto il bene ed il male che potevo trovarci. Lacrime amare e risate a crepapelle.
Perché io sono così. E sono una bella persona.
Anche se vorrei mandare qualcuno a fanculo.
E non solo lì.

E se piove, ma spiovesse

 Allora, parliamone, è vero, lo diceva anche nonna, Aprile ogni goccia in un barile, ma qui si esagera.
Temporali che vanno e vengono, intervallati da solleone e calura. Il che significa giornata dello starnuto facile e linfonodi grossi come cocomeri.
No, io… che? No, non sto polemizzando, solo che..
Ecco, se solo… Sì, insomma, non si può mantenere il sole? Che la vitamina D ci fa tanto tanto bene?!
Insomma, in settimana pareva di stare al lazzaretto. Col coinquilino che starnutiva ogni due per tre. Ed io che ironizzavo, ma che, comunque, sembro un rospo in amore.
Cra cra!