Cotechino di maggio

 Che il mio equilibrio sia spesso e volentieri una cosa precaria, era ormai risaputo.
No? Allora lo scrivo anche qui: sono goffa. Non so esattamente per quale ragione, non sono particolarmente sgraziata, né mi muovo come un tronchetto della felicità. Anzi sono piuttosto molto elastica.
Eppure, prendo dentro ogni superficie spigolosa e parto per voli acrobatici atterrando non sempre dolcemente.
Penso di aver collezionato più lividi io in quasi 25 anni che Rocky Balboa in sei film.
Così, all’1.00 di sabato 4 maggio 2013, mi sono ritrovata a gambe all’aria, su un marciapiede deserto, in una stradina buia, col telefonino accanto che mandava sproloqui.
“Julz, tutto bene? Ma che è successo?? Ehi, mi senti??! Julz? JULZ?!?!”
Gli sproloqui in questione, altri non erano che mia sorella ed il coinquilino, cui avevo telefonato circa 2 minuti prima di effettuare un triplo carpiato laterale, mettendo accidentalmente il piede dx in una buca di proporzioni epiche, nascosta dall’ombra di un SUV.
Abbarbicandomi alla maniglia del sopracitato, come un valido scalatore di roccia, sono riuscita a tirarmi in piedi e, successivamente, a deambulare, in un modo o nell’altro, verso casa.
Morale: la caviglia ha ormai assunto le sembianze di un cotechino verdognolo ed io sono a riposo forzato (pena rottura dei legamenti, così disse il dottore), in semi-spaccata, con tanto di borsa del ghiaccio.
Heather Parisi non è mai stata sexy quanto me in questo momento.