Dear Mr Whites

 
Caro Ciao.
 Sto facendo un po’ di pulizia nella mia stanza, su Facebook, persino su WhatsApp.
Sto andando avanti, penso.
Ho lasciato che certe persone uscissero dalla mia vita, poi ho cambiato serratura.
È probabile che qualcuno di loro non se ne sia ancora accorto. Ad ogni modo, non credo che tornerà più.
Non è stato facile, qui senza di te.
E so bene che queste parole, dette da chi l’ha fatta finita, suonano come cacofonia allo stato puro. Unghie sulla lavagna, gessetti che si spezzano. Insomma, qualcosa che proprio non si può sentire.
Non sono la donna di ghiaccio che hai voluto vedere. Mi spiace.
È stata dura anche per me. È dura.
So che stai andando avanti, anche tu, che la tua vita è rimasta quella e ne sono felice. In realtà continuo a pregare perché migliori, ma se a te va bene anche così, tanto meglio.
Mi spiace davvero che non abbia funzionato.
Altre unghie sulla lavagna, lo so.
Abbiamo messo entrambi le nostre energie in quella relazione. Forse ne abbiamo messe troppe.
Forse eravamo sconfitti in partenza. Avrei dovuto accorgermene prima.
L’amore non basta.
Mi hai aperto gli occhi allora, mi hai fatto capire perché continuavo a sentirmi inadatta, nonostante ti amassi.
Perché sì, ti ho amato tanto.
Qualcuno dice che, in realtà, ti amo ancora. Sinceramente, non lo so.
Ma non fa poi tanta differenza.
Ormai sono uscita dalla tua vita. Ed intendo rimanerne fuori, non temere.
Per questo scrivo in un luogo in cui c’è una possibilità pari a zero che tu venga a trovarmi.
Lascio il passo alle persone che ormai ti circondano.
Lei è proprio una stronza, però, concedimelo. Forse sai di chi parlo.
Ma è una stronza con me, per cui con te non dovrebbero esserci problemi.
Anche perché deduco che tu le piaccia molto.
E no, non sono gelosa. Ironia della sorte, avevo già ipotizzato di essermi infilata tra voi, come uno spiffero sotto la porta.
Ragionandoci, credo di essermi ritrovata in mezzo per quasi la totalità della mia vita.
Tra uno e la sua migliore amica zoccola, tra l’altro e il genere femminile, tra l’altro ancora ed il suo Ego. E ora, forse, anche tra voi.
Se non ricordo male, ti avevo accennato il problema una volta. Tu avevi sorriso, poi avevi detto qualcosa di buffo.
Spesso mi manca tutto questo.
Anche se ho provato a negarlo. Anche se mi mostro sempre impassibile e sorrido come al solito.
Anche se ho fatto la cosa giusta.
Vorrei urlare. A volte lo faccio.
Persino tra le braccia di qualcuno, il che è strano per me, che non ho mai voluto che nemmeno tu mi vedessi piangere.
Sto imparando ad essere fragile.
Accetto il fatto di aver abbandonato la nave. Ma anche di aver provato a salvarla.
Mi prendo le mie responsabilità.
E ti auguro ogni bene.
    
Giulia
    

Perché io sono così

 Sorrido.
C’è sempre un motivo, d’altronde, basta volerlo cercare.
Ed è vero, sono un po’ una bisbetica indomata, nervosa, sclerotica, logorroica.  Posso persino essere più acida di un limone spremuto, paranoica e stressante. Sì, anche piuttosto egocentrica.
Ho fatto tanti e ancora tanti errori nella mia vita, di cui molti reiterati e ripetuti. Sono sicura che qualcuno ha anche sofferto davvero a causa mia. Per alcuni di loro mi spiace meno di altri, dopotutto non ho mai aspirato alla santità.
Ma non ho mai dato la colpa a qualcuno, se non a me stessa.
Né ho mai nascosto la polvere sotto il tappeto. Non ho finto di essere perfetta.
E non ho mai fatto niente a metà. Mi sono sempre buttata a capofitto in ogni situazione e, anche se questo atteggiamento mi ha portato un sacco di magagne, non è qualcosa di cui posso fare a meno.
Arrivata a questo punto, non credo di potermi cambiare. Tanto meno di volerlo fare.
Mi ci è voluto quasi un quarto di secolo per capirlo, un quarto di secolo con tutto il bene ed il male che potevo trovarci. Lacrime amare e risate a crepapelle.
Perché io sono così. E sono una bella persona.
Anche se vorrei mandare qualcuno a fanculo.
E non solo lì.