Now what?!

  Avete presente quella scena di Finding Nemo, quella in cui i pesci dell’acquario riescono finalmente a realizzare il piano di una vita, uscire in strada e gettarsi nell’Oceano e lì, dentro i loro piccoli sacchettini di plastica, cominciano a guardarsi l’un l’altro chiedendosi che fare?
Ecco, temo rappresenti pienamente lo stato d’animo di quasi ogni universitario nello stadio finale. Compresa la sottoscritta.
Sottoscritta, tra l’altro, con un mal di schiena fisso da una settimana, causa seduta pressoché costante davanti al pc per scrivere la tesi. Ma come fanno le segretarie? Io dovrò ricorrere a breve a quei cerottoni da anziana signora con sciatica…
Now what?
Forse la risposta è nelle miriadi di progetti che colleziono. O forse, come per l’università,  sarà una scelta totalmente casuale. Proposte di lavoro, sogni, certezze, si accavallano nella mia testa, mentre scrivo di quanti morti quel simpatico micobatterio tubercolare miete l’anno, quanti target per impedirlo e quanto possa effettivamente servire uno degli inibitori della mia proteina, zampetta n°1 (Zmp1 e, sì, ho dato un soprannome alla mia proteina).
Ironia della sorte, mentre la campagna anti-vaccini dilaga sulla base di… boh, il nulla cosmico di conoscenza millantata.
Voglio andare all’estero, voglio una carriera, voglio una famiglia, voglio imparare nuove lingue, voglio sentirmi realizzata in ciò che faccio, voglio tornare a casa stanca morta, ma soddisfatta.
Possono i sogni diventare realtà? Chiedo troppo?
Sì, ho decisamente bisogno di una vacanza.

lajulz ha aggiunto La Taurina agli Amici

 Sono strafatta di taurina. Lo dico, senza troppi preamboli.
Non che sia mai stata una consumatrice ossessiva-compulsiva di bevande energetiche.
E, in genere, il caffè mi fa dormire. Anche se la cosa pare non abbia  a che vedere con la caffeina.
Forse è perché è caldo. Boh.
Ad ogni modo, volente o nolente, sono entrata nel circolo degli energy-drink.
Studio. Attività fisica. Casalinga disperata.
Ebbene sì, attività fisica. Si può forse evitare, dopo le feste natalizie?
Mi sono messa a correre.
Sì, lo so. Io odiavo correre.
Ma, d’altronde, è l’unica attività che permette di evitare la caduta libera del Lato B. Esclusi i leggins push-up, pare, ma quella a parer mio è falsa propaganda. Un po’ come il famoso calzino negli slip della controparte maschile.
Così venerdì scorso ho iniziato a correre. Con mio padre.
Il tutto riassumibile in una parola: “Umiliazione pubblica”. Sì, le parole sono due, ma fa lo stesso.
Perché il mio vecchio avrà anche 57 anni abbondanti, ma ha due polpacci da calciatore di Serie A. E i polmoni di Superman.
Scoperto per caso, giuro. Ma quando ho tirato fuori la kryptonite ha tossito.
Ordunque immaginate. Una maglietta gialla ed un paio di polpacci giganti che mangiano l’asfalto. E dietro… ma molto dietro…
Uno spettro di una venticinquenne che sbuffa come il drago (o meglio la viverna.. mai saputo perché mettano le stramaledette ali sulle zampe anteriori, btw) de Lo Hobbit e biascica qualcosa tipo “Lasciami qui, non pensare a me” e “Vorrei che le mie ceneri venissero sparse in mare.. Ma fai un po’ quel che ti pare, tanto mica me ne accorgerò”.
Per cui, come riassumere in una frase il mio consumo di bevande dai nomi strampalati?!
La taurina è tua amica.
Anche se sa di fragola. Marcia.
Insomma, credo che la colpa del gusto sia sua.
Ne parlavo giusto oggi con Fannes, durante i 15 minuti meno15minuti della storia. Tra un metodo di scolare il riso molto particolare (risultato poco pratico solo a causa del perfido mestolo-catapulta), una guerra tra stracchino e ragù (risolta con un’unione affatto simbolica) e una presa visione delle meraviglie che popolano il suo frigo (anche se, più che altro, la meraviglia sta nel come ci siano arrivate).
Di mio ho testato ben 4 bevande diverse nel giro di una settimana.
Vuoi metterti le ali e le corna? Gusto fragola rancida caramellata.
Vuoi fare come gli austriaci, che mettono dei segnali particolari e fraintendibili? Gusto fragola rancida e limone.
Vuoi dei bei graffi verdi di pus? Gusto fragola caramellata e panna.
Vuoi andare in riabilitazione? Gusto tè al limone zuccheroso…
Gioventù bruciata.

Par apparì, bison suffrì

 Ovvero, “Per apparire, bisogna soffrire”.
E quanto è vero?
Ma, soprattutto, perché lo facciamo faccio?
Avevo un’arcata dentale perfetta. Con i suoi bei soldatini in armatura bianca in riga, pronti ad affrontare qualsiasi cosa avessi deciso di mordicchiare. Dalle Bic (lo so, non è una cosa molto fine), alle unghie (il panico, signori, e le mie mani subiscono), ai bastoncini di liquirizia, le caramelle, food più o meno junk. Insomma, tutto. Tagliavo perfettamente anche lo scotch.
Finché non ho messo su Giudizio. E mettendo su Giudizio, si sa, Bellezza passa in secondo piano.
Infatti quei maledetti denti hanno scombinato un po’ l’assetto militaristico delle mie due arcate, spintonando i soldatini che sono andati a cozzare lievemente l’uno contro l’altro.
Nessun problema, finché non mi è venuta la fissa, seguita dalla malsana idea di far controllare la situazione da un’Ortodonzista.
Vanità di vanità.
Ovviamente lei, professionale, aveva la soluzione pronta.
E fatti prendere ste due impronte, no?
Arriviamo quindi ad oggi, un mese dopo aver rischiato il soffocamento dall’alginato che mi ha piazzato in bocca per le impronte.
Sono arrivate loro. Le mascherine.
Trasparenti come gocce d’acqua.
Avete presente i gusci per gli smartphone? Le cover dei vecchi Nokia 3310?
Ecco, il funzionamento è quello.
Solo che non sono perfettamente sagomate sulla mia arcata dentale, ma leggermente spostate.
Così, anche i denti si muovono di conseguenza, ritrovando il loro naturale equilibrio, senza lo yogurt della Marcuzzi.
In compenso fanno un male cane.
La tentazione iniziale era quella di staccarmele e darle in pasto ai pesci. Solo che non c’è il mare.
La seconda idea è stata quella di trovare un metodo per staccarmi tutti i denti e appoggiarli sul comodino, come se avessi la dentiera.
Per giunta, all’inizio parlavo come Paperino. Adesso parlo perfettamente.
Forse ho addirittura migliorato la mia pronuncia dell’inglese.
God save me from my teeth vanity!

Cotechino di maggio

 Che il mio equilibrio sia spesso e volentieri una cosa precaria, era ormai risaputo.
No? Allora lo scrivo anche qui: sono goffa. Non so esattamente per quale ragione, non sono particolarmente sgraziata, né mi muovo come un tronchetto della felicità. Anzi sono piuttosto molto elastica.
Eppure, prendo dentro ogni superficie spigolosa e parto per voli acrobatici atterrando non sempre dolcemente.
Penso di aver collezionato più lividi io in quasi 25 anni che Rocky Balboa in sei film.
Così, all’1.00 di sabato 4 maggio 2013, mi sono ritrovata a gambe all’aria, su un marciapiede deserto, in una stradina buia, col telefonino accanto che mandava sproloqui.
“Julz, tutto bene? Ma che è successo?? Ehi, mi senti??! Julz? JULZ?!?!”
Gli sproloqui in questione, altri non erano che mia sorella ed il coinquilino, cui avevo telefonato circa 2 minuti prima di effettuare un triplo carpiato laterale, mettendo accidentalmente il piede dx in una buca di proporzioni epiche, nascosta dall’ombra di un SUV.
Abbarbicandomi alla maniglia del sopracitato, come un valido scalatore di roccia, sono riuscita a tirarmi in piedi e, successivamente, a deambulare, in un modo o nell’altro, verso casa.
Morale: la caviglia ha ormai assunto le sembianze di un cotechino verdognolo ed io sono a riposo forzato (pena rottura dei legamenti, così disse il dottore), in semi-spaccata, con tanto di borsa del ghiaccio.
Heather Parisi non è mai stata sexy quanto me in questo momento.

E se piove, ma spiovesse

 Allora, parliamone, è vero, lo diceva anche nonna, Aprile ogni goccia in un barile, ma qui si esagera.
Temporali che vanno e vengono, intervallati da solleone e calura. Il che significa giornata dello starnuto facile e linfonodi grossi come cocomeri.
No, io… che? No, non sto polemizzando, solo che..
Ecco, se solo… Sì, insomma, non si può mantenere il sole? Che la vitamina D ci fa tanto tanto bene?!
Insomma, in settimana pareva di stare al lazzaretto. Col coinquilino che starnutiva ogni due per tre. Ed io che ironizzavo, ma che, comunque, sembro un rospo in amore.
Cra cra!